Il Codice atlantico di L. da Vinci dalla Biblioteca Ambrosiana,

ludi geometrici e simboli

Elisabetta Mastro, inoltre, sperimenta la sua arte pittorica anche nel riprendere e interpretare, secondo il suo estro e la sua sensibilità, alcuni simboli e ludi geometrici presenti nel Codice Atlantico, conservato nella Biblioteca Ambrosiana.

La grandezza di questo volume lo fa paragonare a un Atlante geografico, per la enorme dimensione cartacea che lo caratterizza, di qui la denominazione appropriata (una raccolta di 401 carte di queste dimensioni: 650 per 440 millimetri). 

Esso fu confezionato, nella seconda metà del XVI secolo, dallo scultore Pompeo Leoni, il quale raccolse al suo interno una variegatissima antologia di scritti e disegni vinciani, ripercorrenti il fervido lavoro intellettuale dello scienziato toscano, protrattosi per più di quarant’anni, dal 1478 al 1519. I simboli e i ludi geometrici, che si rilevano in grande quantità nel Codice Atlantico, testimoniano l’incredibile abilità ingegnosa, fantasiosa e altamente scientifica, ma anche idealistica e visionaria, di Leonardo, il quale si divertiva a comporre figure, segni e scritti allegorici, attraverso i quali non solo ragionava di tecnica, matematica, geometria, ingegneria, idraulica, costruzione di armi ed edifici architettonici, ecc., ma anche palesava, in modo metaforico e traslato, i suoi sfoghi personali, i suoi sentimenti, le elucubrazioni, i ragionamenti, gli stati d’animo, le constatazioni, le prese d’atto.

Ciò avveniva quando, per esempio, notava le intemperanze compiute dai suoi contemporanei riguardo ai cavalli, per via dell’abitudine incivile di tagliare loro le narici: «Molti stolti osservan questa usanza quasi come se credessino la natura avere mancato ne’ necessarie cose, per le quali li omini abbino a essere sua correttori»; oppure quando, ancora, lamentava le incomprensioni e i biasimi sull’efficacia e l’esito della sua tecnica e della sua scienza, che avvertiva lui stesso serpeggiare all’interno della corte di Ludovico Sforza: «Il noce mostrando sopra una strada ai viandanti la ricchezza de’ sua frutti, ogni omo lo lapidava». I segni curvilinei o rettilinei, a spirale, quadrangolari e cubici tornano in modo sorprendente e incalzante nel Codice Atlantico, intesi da Leonardo come veri e propri giochi matematici o ludi geometrici, e i molteplici simboli, alla stessa maniera, si fanno interpreti, sul piano di meditazioni traslate ed evocative, della sensibilità umana e intellettuale dell’artista toscano. La giovane pittrice Elisabetta Mastro ha recuperato, dunque, e inserito, nel suo complesso pittorico, alcuni di questi ludi e simboli, quasi a intraprendere un suo dialogo riservato con lo scienziato, di cui ha voluto omaggiare la mente, il genio, la creatività, anche da una prospettiva artistica,  che andasse oltre il disegno, e rievocasse ancora di più sensazioni e percezioni emotive più profonde e di forte impatto, dentro una dimensione interiore meta-fisica, indagante un mondo sensoriale più intimo, legato alla sfera dell’inconscio e degli stati d’animo. Quasi a voler testimoniare o decifrare l’emozione, da parte della stessa giovane pittrice, di un suo contatto diretto e personale con la mente di Leonardo.

AGNESE CREMASCHI

Leonardo500 MEMORIAE2019

Ludi Geometrici